Marcello Mariani, Mattia Moreni - Nuovi princìpi di Figurazione

1970 / 1974

 

 

Mattia Moreni e Marcello Mariani rappresentano nelle esperienze pittoriche dei primi anni ’70, due esempi di libertà poetica e formale, per alcuni aspetti coincidente. Accantonata per un breve periodo la pittura informale, procedono con originalità verso lidi lontani di derivazione figurativa; intrisa sovente di una luce febbrile, dolcemente sensuale. Una sorta di “Dio erotico” muove le loro vicine esperienze post-informali, per guidare il loro divagare poetico verso direzioni inaspettate. Mutazioni di colore, ombre ancestrali, tagli, ferite, campiture dai colori diafani.
In Marcello Mariani i rosa e i rossi, sono incarnati di corpi deformati dall’armonia, che attendono di dissolversi in nuovi spazi cellulari.
La dolcezza meta-storica di Mattia Moreni, si accorpa in una poesia che è ombra misteriosa, enigmatico simbolo di nuovi mondi lontani. Le non-angurie sono beffarde imitazioni di un sentimento di incoscienza poetica, forme di un mistero pre-esistenziale che prefigura un’agire poetico dall’alba umanoide. I nostri artisti tornano così a desiderare, varchi di terreno amore. Erotismo pittorico trascendente e vaghezza memoriale. Una lontana nostalgia rinascente in subitanei, nuovi, principi di figurazione.






MARCELLO MARIANI

 

 

"sul balcone illuminato
dalla luna
c'è una sottana bianca
che aspetta di essere
imbrattata"

Marcello Mariani, 1971
 

Marcello Mariani nasce nel 1938 a L’Aquila. La sua prima personale risale al 1954. Nel ‘56 conosce Osvaldo Licini. Nel 1958 espone a Parigi dove frequenta Jean-Paul Sartre. È allievo a Napoli durante gli studi in Accademia, di Domenico Spinosa e Antonio Scordia (che ritroverà a L'Aquila nel decennio successivo). Negli anni ‘60 approfondisce a Roma la conoscenza di Bruno Lisi e di Luigi Boille e incontra Rauschenberg, Conrad Marca-RelliWillem de Kooning, Tal-Coat, Franz Kline. Nel '64 fonda con Giuseppe Desiato il "Gruppo 5". Nel ‘74 incontra Joseph Beuys in Abruzzo e collabora nel suo studio a L'Aquila con Piero Sadun; nello stesso anno espone a Civitavecchia con Accardi, Consagra e Guttuso. Nel 1977 espone con Brindisi, Marotta, Marinucci alla galleria Ferri Arte. Nel ‘79 è al Center of Modern Art di Melbourne. Nel 1984 si tiene presso la Fortezza Spagnola del Museo Nazionale D'Abruzzo in L'Aquila, la sua prima mostra antologica post-informale "Armonia della Forma Archetipa". Nel 1987 e nel 1988 è con Crispolti in "Alternative Attuali". Negli anni '90 espone ripetutamente con i maestri dell'Arte Concettuale (Pistoletto, Kounellis, Mauri, Accardi, Paolini, Catalano etc) e tiene un ciclo di mostre sulla pittura Neo-Informale curate da Vito Apuleo, che si concluderà con i due appuntamenti internazionali a Melbourne nel 1998 e nel 1999. Il 2000 inizia con un ciclo di esposizioni curate da Giorgio Di Genova sulla collocazione dell'informale di Marcello Mariani, nelle ricerche odierne. Nel 2006 inaugura nel Museo Sperimentale d'Arte Contemporanea di San Domenico la mostra "I Colori del Sacro" a cura di Silvia Pegoraro. Nel 2007 espone con Burri, Vedova, Marca-Relli, Pollock, Kline, Afro, Tapies nella mostra "Nel Segno della Materia: Pittura informale Europea e Americana"; nel medesimo anno esce il libro-reportage di Gianni Berengo Gardin: "Marcello Mariani, Percorsi di Luce". Nel 2008 è a Milano alla Fondazione Mazzotta. Nel 2009 espone al Museo Nazionale di Palazzo Venezia in Roma, nella mostra antologica “La Via Pittorica al Sacro, 1957 - 2007, a cura di Gabriele Simongini, con testi di Claudio Strinati ed Enrico Crispolti. Nel 2011 è presente al Complesso Monumentale del Vittoriano con Louis Godart nella mostra "L'Unità dell'Arte Italiana nella Diversità delle Regioni" ed alla 54° Biennale di Venezia con Vittorio Sgarbi. Nel 2012 espone di nuovo al Vittoriano con Luigi Boille, Vasco Bendini e Giulio Turcato. Nel 2015 è rappresentato a Milano presso il Padiglione Italia di EXPO con Berengo Gardin ed alla Fondazione Le Stelline in una mostra documentale con Lucio Fontana. 

 


 

MATTIA MORENi

 


"…. dopo dieci anni
poco per volta
sono ridiventati
paesaggi - nuvole
cartelli - campi
alberi - angurie
ed altre metamorfosi:
dai campi alle pellicce
dalle angurie ferite
all'ambiguità femminile……
come segno
di estrema decadenza -"

Mattia Moreni, 1971
 

Mattia Moreni nacque a Pavia il 12 novembre 1920. Studiò all'Accademia di Torino con F. Casorati. Tra il 1947 e il 1948, in sintonia con la temperie culturale del momento propose una sintassi cubista di matrice picassiana. Nel 1956 su suggerimento di Michel Tapié,  decise di trasferirsi a Parigi, dove visse per un decennio.
Nel 1966 lasciò Parigiper stabilirsi definitivamente in Romagna, nei pressi di Brisighella, nella cascina delle «calbane vecchie». In opposizione alla crescente mercificazione dell’arte, estremizzò coraggiosamente la sua ricerca accentuandone le valenze provocatorie. Nel 1964 iniziò a lavorare al ciclo delle “Angurie”, al quale si dedicò per oltre 12 anni, e di cui radunò una significativa selezione nella sala personale alla Biennale di Venezia del 1972.
Partendo da un’iniziale rappresentazione naturalistica del frutto, Moreni, in breve tempo, sottopose l’anguria a un’inquietante metamorfosi, che, con crescente aggressività e provocazione le fece assumere le sembianze di un corpo organico con al centro, drammaticamente evidenziata come una ferita. Dalla metà degli anni Settanta cominciò a scrivere titoli e parole in grandi lettere direttamente sulla tela, tanto che, nella continua dialettica tra i due linguaggi, le frasi divennero in maniera sempre più invadente protagoniste del discorso pittorico al pari delle immagini. Nel 1981 pubblicò Il principio della fine dell’umanesimo. Con la personale del 1999 al palazzo delle Esposizioni di Faenza presentò gli ultimi dipinti, nei quali fece culminare l’anormale mutazione antropologica dell’uomo riducendolo ad un assurdo elettrodomestico ipertecnologico.